C’est Magnifique

Quando la Bellezza è togliersi Quello che non serve e sentire Quello che si è.

Percorso in 5 tappe verso la riscoperta del sè per liberare la mente e dar spazio a chi si è veramente. Senza pregiudizio. Senza etichetta.

Una sola regola, lasciar fuori tutto: rabbia, fatica, pensieri.

Nulla di teorico, questa volta. Tutto di spontaneo e divertente.

Partiremo dal Corpo, perchè è attraverso il corpo, il tatto, la voce e il respiro, che -un tempo-tutti noi abbiamo misurato il mondo e sarà con questa stessa fisicità che ora imparerai a ri-conoscerti, ri-piacerti, ri-darti valore.

Impareremo a ricordarci che tutta la nostra esistenza è un inanellarsi di un “saper accogliere” e di un “saper lasciar andare” il che, non a caso, sono i due movimenti che ci permettono di respirare… di vivere.

Inoltre, saremo accompagnati in questa esperienza da amici esperti di tango, scelto tra tutti i balli, proprio per l’empaticità e spontanietà del suo dialogo silenzioso.

-quando “te la tiri”, a volte poi si avvera-

Fortunatamente non succede proprio sempre così e le stelle che sono lì da miliardi di anni non influenzano certo la nostra fragile vita, ma la dimostrazione di come le convinzioni incidano talvolta in modo determinante nella nostra realtà, questo dà solo conferma dell’enorme potenza della suggestionabilità umana.

Di fatto ognuno di noi procede per certezze, creando schemi spesso stabili, o quanto meno ricalcando modi d’azione, in linea con la propria personalità, le esperienze pregresse, la propria gestione ( spesso inconscia) dell’ evitamento del dolore. Tutto questo incide in modo significativo sulla visione che l’individuo ha di se stesso e di come sente di apparire al mondo.

In questo modo, continuando a prevedere determinate risposte, l’atteggiamento della persona si allinea a questa richiesta provocando una risposta dall’esterno assolutamente simile a quanto temuto e alla concretizzazione della sua paura.

Poichè ognuno di noi è responsabile del tipo di risposta che riporta alla realtà e del momento che sta vivendo, il meccanismo si ripropone anche al positivo. In tutti gli ambiti educativi ove rimane fondamentale e particolarmente formante il ” rimando”, il riscontro e la conferma del proprio operato, la “profezia autoavverrante” ( cosi, detta in termini psicologici) contribuisce ad una maggior concentrazione, allo stimolo e strutturazione dell’autostima.

-che sia l’anno delle piccole cose-

Ho pensato che la lamentela e il rimpianto sono i nostri veri veleni. Sfociano sempre in rabbia o verso noi stessi, o verso gli altri ed in ogni caso stagnano e ci zavorrano dove siamo rendendoci dipendenti.

Ho pensato che non vi è dolore più forte e vero che sotto sotto non celi una gran forza e determinazione.

Ho pensato che per raggiungere grandi cose calpestiamo spesso importanti quotidianità che  non ritornano.

Ho pensato che se continuo a “pensare” a quello che è stato e perché non sia stato mai, se continuo  guardare dallo specchietto retrovisore… non presto attenzione alla strada che ho davanti. Ed ora è il tempo delle piccole cose che stanno davanti e che ti spostano, anche se di poco, da dove sei confermando il tuo sguardo.

Ora guardo alle piccole cose che sanno di me, che sanno di buono…e tutto il resto…stia pure dietro.

BELLESSERE

La vera Bellezza è ciò che emana il nostro animo. Come siamo dentro determina come siamo fuori. E’ per questo che le persone solide sono affascinanti sebbene i loro tratti non siano perfetti. Da qui, alla considerazione che essere in pace con se stessi è il miglior obiettivo che ci si possa porre.

Nell’epoca dell’immagine e della bellezza stereotipata e anonima, ciò che tiene e ancora stupisce è l’unicità e lo stile, frutto delle sfide della propria vita.

La vera bellezza è l’orgoglio di esserci e di autorizzarsi al mondo, nel nome di un’autostima costruita nel tempo, in ferite che rimango testimonianza di prove superate, in una pelle che ha difeso, combattuto, sostenuto, ma che sempre radiosa, mostra al mondo chi realmente sei:

la tua migliore opera d’arte.

Silenzio: si, ma che paura!

Lo si invoca un po’ tutti nelle nostre città in contrapposizione all’ansiogena caoticità, ma di fatto pochi sono amici del silenzio. Perché il silenzio, il vero silenzio, dice di noi più di qualunque cosa. È tutt’altro che silenzioso: urla le nostre paure, le nostre fragilità, i nostri bisogni, che abilmente camuffiamo, copriamo con il brusio di sottofondo. Il rumore, del quale siamo soliti circondarci, non è fatto solo di suoni, bensì di parole non dette, pensieri, cose da fare, idee. Un vortice di passato e futuro che tutto ha, salvo che del presente. Lo stare senza giudizio, quasi sospesi e senza un perché, lo stare fermi senza una scelta imminente, senza fare, è difficilissimo. Ma imparabile. Senza un prima, con i suoi “perché”… senza un dopo, con i suoi “forse”, è proprio quel imparare a “stare lì”, che aiuta a decongestionare l’esistenza ed aiuta a de-stressarci.

In tanti siamo come i criceti sulla famosa ruota. Correre sempre. Correre per essere, essere per fare, fare per sentirsi e dimostrare di valere. Io sono una che corre. Una da agenda piena. Una da cento cose aperte e mille idee in testa. Ma se mi fermo ed ho paura del rumore che fa il mio respiro, ora realizzo e mi viene da chiedermi: “Perché questa frenesia? Ma quanto bisogno ho mai di riempire quello che non sei”? Parlerò ancora di questo…magari con l’ aiuto di chi tiene corsi di mindfulness. Un vero e proprio allenamento al non pensiero…ma all’attenzione.

Nessuno di noi si autocrea.

Su tante cose si può cambiare idea nel corso della vita.
Puoi non credere più in quello che pensavi fosse amore, puoi non credere più nel tuo lavoro, puoi trovarti disgustato da come viene stravolto il tuo pensiero politico, puoi non trovarti nei tempi e nei ritmi del tempo che attraversi, puoi perdere amicizie fraterne.
Si può dunque vivere, esistere, senza trovare un vero amore, senza il lavoro dei propri sogni, senza divenire genitori, senza vivere nel luogo dove vorresti,
ma non si può vivere senza essere figli.
Nessuno di noi si autocrea.
Ognuno di noi ha occhiate, sorrisi, silenzi o di baci della buona notte che scorrono nelle proprie vene. Ognuno di noi è plasmato dalle “attenzioni” e dalle parole di chi ci ha cresciuto, e di queste, VIVE.

Adolescenti: che fatica!

(..) Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi e gli ingombri dei corpi sono gli stessi.
L’ amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non chiede capacità che non siano istintive.(..)È anni dopo, è quando tuo figlio ( l’ angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano.

Da: Gli sdraiati – Michele Serra

Primo giudice: noi stessi

Spesso si sta male perché pensiamo troppo. Cosi la nostra mente, rimane costantemente agganciata ai temi che conosce e che vuol costantemente indagare.
I nostri problemi divengono il nostro pensiero: costante, assillante, talvolta nemmeno in grado di ipotizzare alternative alla situazione. Se solo riuscissimo ad usare la nostra mente come strumento di conoscenza e non solo come strumento di difesa, il nostro guardare agli altri e al mondo, sarebbe ben diverso!
Le persone più difese, non sono le più sicure e nemmeno le più felici, le persone più difese, non riescono a guardarsi con occhio critico e a farsi domande, perchè essenzialmente non sanno come e’ il loro stesso funzionamento: sanno solo come avere paura.
A nulla valgono i libri su come migliorare se stessi, e gli sforzi in tal senso sono assolutamente “a tempo” perché, finiti i buoni propositi, tutti noi non siamo una realtà ben definita, un atto consequenziale, una modalità di risposta preordinata, noi siamo sempre e comunque un impasto di emozioni, consce o meno, e siamo autentici solo se ci diamo di ” sentire”. “Di, sentirci” riuscendo
ad interrompere il rumore frenetico del nostro giudizio e il continuo atteggiamento sospettoso del nostro pensiero.

Libertà è sentire ciò che si è.

Si può aver appreso come fare, come essere, cosa sentire…ma sapere della propria libertà è ben altra cosa.
La libertà, sappiamo bene, non è far ciò che si vuole, bensì saper sentire quel che si è. E’ autenticità. È la capacità di entusiasmarsi e stupirsi cogliendo la differenza tra “essere” e “voler essere”.
Il saper “cogliere meravigliandosene” è una capacità infantile che noi grandi consentiamo venga meno con l’ avanzare dell’ eta’ e con l’ illusione che l’ essere adulti non necessiti, ne’ preveda di sentirsi a tratti infinitamente piccoli…inadeguati…senza risposte. Infatti i piccoli sono realmente anime libere, perché in grado di sentire “a pelle” senza sovrastrutture. Crescere, comporta anche
mettere in atto un addestramento inconsapevole che controlli, che giudichi, che preveda tutto e tutti, e questo mina inevitabilmente, autenticità e spontaneità. Attiviamo cosi l’agire prima del “sentire”; formuliamo risposte prima ancora di aver ascoltato le domande…e nel nostro continuo controllo, perdiamo colore noi…e perde luminosità chi e ciò che ci circonda. La nostra vera libertà sta nel cogliere Essenza…e nel non divenirne mai sazi.

Che rabbia!!

Che rabbia!
C’è chi non si arrabbia mai, c’è a chi capita di rado (ma di quel momento si ricordano tutti) e poi ci sono quelli per i quali rabbia e nervosismo sono le prime risposte a ciò che sfugge alla programmazione e al controllo. Per quanto si riversi sul piano relazionale, desertificandolo, la rabbia è il tono più alto della delusione e la nota più bassa della tristezza. Racchiude nella sua energia l’ impotenza, la paura e la recondita speranza di potersi vendicare di un torto. Ma la spesa emozionale implicata non ha quasi mai i risultati attesi. Proprio perché nell’ atto di dominare l’ altro si esplicita soltanto la propria fragilità e la terribile paura di non contare più nulla.