Primo giudice: noi stessi

Spesso si sta male perché pensiamo troppo. Cosi la nostra mente, rimane costantemente agganciata ai temi che conosce e che vuol costantemente indagare.
I nostri problemi divengono il nostro pensiero: costante, assillante, talvolta nemmeno in grado di ipotizzare alternative alla situazione. Se solo riuscissimo ad usare la nostra mente come strumento di conoscenza e non solo come strumento di difesa, il nostro guardare agli altri e al mondo, sarebbe ben diverso!
Le persone più difese, non sono le più sicure e nemmeno le più felici, le persone più difese, non riescono a guardarsi con occhio critico e a farsi domande, perchè essenzialmente non sanno come e’ il loro stesso funzionamento: sanno solo come avere paura.
A nulla valgono i libri su come migliorare se stessi, e gli sforzi in tal senso sono assolutamente “a tempo” perché, finiti i buoni propositi, tutti noi non siamo una realtà ben definita, un atto consequenziale, una modalità di risposta preordinata, noi siamo sempre e comunque un impasto di emozioni, consce o meno, e siamo autentici solo se ci diamo di ” sentire”. “Di, sentirci” riuscendo
ad interrompere il rumore frenetico del nostro giudizio e il continuo atteggiamento sospettoso del nostro pensiero.

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