Silenzio: si, ma che paura!

Lo si invoca un po’ tutti nelle nostre città in contrapposizione all’ansiogena caoticità, ma di fatto pochi sono amici del silenzio. Perché il silenzio, il vero silenzio, dice di noi più di qualunque cosa. È tutt’altro che silenzioso: urla le nostre paure, le nostre fragilità, i nostri bisogni, che abilmente camuffiamo, copriamo con il brusio di sottofondo. Il rumore, del quale siamo soliti circondarci, non è fatto solo di suoni, bensì di parole non dette, pensieri, cose da fare, idee. Un vortice di passato e futuro che tutto ha, salvo che del presente. Lo stare senza giudizio, quasi sospesi e senza un perché, lo stare fermi senza una scelta imminente, senza fare, è difficilissimo. Ma imparabile. Senza un prima, con i suoi “perché”… senza un dopo, con i suoi “forse”, è proprio quel imparare a “stare lì”, che aiuta a decongestionare l’esistenza ed aiuta a de-stressarci.

In tanti siamo come i criceti sulla famosa ruota. Correre sempre. Correre per essere, essere per fare, fare per sentirsi e dimostrare di valere. Io sono una che corre. Una da agenda piena. Una da cento cose aperte e mille idee in testa. Ma se mi fermo ed ho paura del rumore che fa il mio respiro, ora realizzo e mi viene da chiedermi: “Perché questa frenesia? Ma quanto bisogno ho mai di riempire quello che non sei”? Parlerò ancora di questo…magari con l’ aiuto di chi tiene corsi di mindfulness. Un vero e proprio allenamento al non pensiero…ma all’attenzione.

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