“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”

                                                                                                                   Seneca

Silenzio. Si! Ma che paura! Lo si invoca un po’ tutti nelle nostre città in contrapposizione all’ ansiogena caoticita’, ma di fatto pochi sono amici del silenzio. Perché il silenzio, il vero silenzio, dice di noi più di qualunque cosa. È tutt’altro che silenzioso: urla le nostre paure, le nostre fragilità, i nostri bisogni, che abilmente camuffiamo, copriamo con il brusio di sottofondo. Il rumore, del quale siamo soliti circondarci, non è fatto solo di suoni, bensi di parole non dette, pensieri, cose da fare, idee. Un vortice di passato e futuro che tutto ha, salvo che del presente. Lo stare senza giudizio, quasi sospesi e senza un perché, lo stare fermi senza una scelta imminente, senza fare, è difficilissimo. Ma imparabile. Senza un prima, con i suoi “perché”… senza un dopo, con i suoi “forse”, è proprio quel imparare a “stare lì”, che aiuta a decongestionare l’esistenza ed aiuta a de-stressarci. In tanti siamo come i criceti sulla famosa ruota. Correre sempre. Correre per essere, essere per fare, fare per sentirsi e dimostrare di valere. Io sono una che corre. Una da agenda piena. Una da cento cose aperte e mille idee in testa. Ma se mi fermo ed ho paura del rumore che fa il mio respiro, ora realizzo e mi viene da chiedermi: “Perché questa frenesia? Ma quanto bisogno hai di riempire quello che non sei”!!???. Parlerò ancora di questo…magari con l’ aiuto di chi tiene corsi di mindfulness. Un vero e proprio allenamento al non pensiero…ma all’attenzione.

Nell’armadio come nella vita, cosa mettere davanti e cosa no.

Tutte le volte che faccio il cambio di stagione dell’armadio, mi ritorna alla mente il piccolo libro bianco e verde di Marie Kondo “ il magico potere del riordino”, e di quante copie mai ne siano state vendute per posizionarsi 3 anni fa in tempi record tra i bestseller internazionali. La Kondo, da buona giapponese, in punta di piedi ma determinatissima, selezionava tra messo e non messo, riempiendo in men che non si dica sacchi della spazzatura di abiti, oggetti, scarpe e qualsivoglia effetto personale di cose ritenute inutili. Ma avevamo veramente bisogno di qualcuno che ci dicesse come ordinare le nostre case? E’ probabile! Ma quella casa era davvero l’abitazione? e se quel cassetto fosse il nostro lavoro,il rapporto con il nostro partner, con i nostri figli, le amicizie? E se quell’armadio, fosse la nostra vita? Intensa di profumi e colori, ma anche che vestiti giacenti da anni che hanno perso il loro “perché”? Pochi punti fermi in una marea di inutilità. Noi siamo quello di cui ci circondiamo, ma solo una minima parte è veramente scelta scientemente e non è soggetta a mode, ad umori e a periodi specifici di vita. Quella parte rappresenta la nostra caratteristica speciale, spendibile in quello specifico modo solo da noi stessi, ma il più delle volte questa unicità non ricordiamo nemmeno di averla. Ma noi cosa scegliamo veramente d’essere? Che cosa è da mettere in primo piano. Quale sono le spinte alle quali dedicare anche le riserve di energie, quando tutto sembra confondersi? Non è facile rispondere. E ‘ possibile non ci sia nemmeno una sola risposta, ma, una cosa è certa: “ quel che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo” soleva dire C. Rogers, e cioè che ciascuno di noi, qualunque sia la difficoltà che deve affrontare, qualunque sia il ruolo di cui vestirsi e la fatica del mantenerlo, ha sicuramente in sé tutte le sue potenzialità per riuscire ad Essere congruente, dapprima con se stesso. A quel punto saremo in grado di abitare il più bel vestito possibile. Un vestito non dettato dalla moda, ma dalla nostra coerenza e limpidezza. ..e il tutto intorno se ne accorgerà. Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!

Nell’armadio della vita, cosa mettere davanti e cosa dietro