Ridare valore alla parola, per restituire valore all’ascolto

Consideravo che l’avvento dei social ha permesso una comunicazione molto veloce, sintetica ma fredda e asciutta. Non a caso, nei nostri messaggi ricorriamo ad emoticon per nutrire con un po’ di calore i nostri scritti altrimenti passibili di fraintendimento. Tuttavia procediamo tutti con un tipo di relazione che lascia comunque l’altro “a distanza” , spesso non digitando nemmeno tutti i termini, lasciando all’immagine il compito evocativo di completare il nostro pensiero.

Sì perché la dote unica nel genere animale che è quella di esprimersi vocalmente, quella tramite cui i pensieri si fanno più ordinati, quella grazie alla quale miliardi di esseri umani hanno educato secondo loro precisi codici, le proprie genti, ecco proprio  la parola, ha perso la sua funzione sociale di aggregazione di coinvolgimento e nutrimento intellettivo.

La cosa lascia basiti non poco perché “la parola” andava a braccetto con l’ “ascolto“, e la fusione di entrambi dall’insulto alla dichiarazione d’amore, dava luogo alla relazione tra umani. Quella vera.

Quella relazione che era vista, sentita, provata, con la quale si educava i propri figli e grazie alla quale si camminava insieme nella vita.

Possiamo verosimilmente pensare che i nostri ragazzi, i cosi detti “nativi digitali”, possano inventarsi in pienissima età di separazione/ individuazione, a prediligere una tavola caotica di confronti e di posizioni differenti, ad una penisola ove ognuno siede ( se siede) con il proprio cellulare appresso, normalmente in un silenzio generale o al massimo con comunicazioni di servizio? Possiamo mai?

Realmente siamo convinti che una comunicazione che non vede gli occhi dell’altra persona, la sua fatica, la sua rabbia, il suo dolore, sia una comunicazione che costruisce amore e fa sentire ” sentiti”?

I bambini, i ragazzi non possono richiedercelo, ma la loro età lo invoca.

Passiamo da n solitudini lavorative a n solitudini esistenziali.

Abbiamo bisogno di parlarci, arrabbiarci, staccarci per ritrovarsi. Abbiamo bisogno di genuinità e di desiderio di attendere la risposta dell’altro.

Se mi guardi… se mi parli, se anche non condividi, ma  mi dai riscontro di essere lì, allora io sono importante per te. Sono meritevole d’amore.