Nessuno di noi si autocrea.

Su tante cose si può cambiare idea nel corso della vita.
Puoi non credere più in quello che pensavi fosse amore, puoi non credere più nel tuo lavoro, puoi trovarti disgustato da come viene stravolto il tuo pensiero politico, puoi non trovarti nei tempi e nei ritmi del tempo che attraversi, puoi perdere amicizie fraterne.
Si può dunque vivere, esistere, senza trovare un vero amore, senza il lavoro dei propri sogni, senza divenire genitori, senza vivere nel luogo dove vorresti,
ma non si può vivere senza essere figli.
Nessuno di noi si autocrea.
Ognuno di noi ha occhiate, sorrisi, silenzi o di baci della buona notte che scorrono nelle proprie vene. Ognuno di noi è plasmato dalle “attenzioni” e dalle parole di chi ci ha cresciuto, e di queste, VIVE.

Adolescenti: che fatica!

(..) Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi e gli ingombri dei corpi sono gli stessi.
L’ amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non chiede capacità che non siano istintive.(..)È anni dopo, è quando tuo figlio ( l’ angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano.

Da: Gli sdraiati – Michele Serra

Ma quale è il vero “bene” da fare ai nostri ragazzi?

“E se dopo mi rimane in disparte?”, “e se non è invitato alla festa?”
A mente sgombra sono frasi che fan sorridere, ma sono quesiti che moltissimi genitori si fanno mentre attendono all’uscita delle scuole primarie.
Sembra surreale, ma è un dato di realtà che i nostri figli crescano con la nostra premura che siano “piacenti”, che “vengano ricercati dai coetanei”, che divengano “delle promesse” in ambito sportivo, ma soprattutto che non abbiano mai, mai, momenti di noia e di solitudine.
Siamo a tutti gli effetti i loro “talent scout” e fin da piccolissimi siamo il loro maggior sponsor.
Quanto tutto questo faccia bene o male non sono in grado di dirlo anche perchè lo facciamo tutti, quel che mi fa riflettere però è che le nostre creature ( ed è proprio il caso di dirlo) divengono la nostra proiezione.
Si, li percepiamo ovviamente come altro da noi, ma in fondo, in nome di un amore gratuito, facciamo vivere e sentire loro quello che vorremmo sentire e provare noi. Così ci informiamo sulle scuole che pensiamo essere più adatte e programmiamo settimane fitte di open-day quasi a frequentare dovessimo andarci noi, creiamo le nostre amicizie sulla base delle amicizie dei figli, diveniamo loro paladini a prescindere, parliamo il loro linguaggio…
Ci sta tutto, perchè si persegue ” il loro bene”, ma fa pensare quanto sia il loro bene, e quanto il nostro?
E soprattutto, quanto questo investimento emotivo pesa sui nostri figli quando si trovano ad affrontare le inevitabili frustrazioni della vita? Quando si trovano in un corpo che non gli piace e non rispetta (a loro sentire) i canoni di bellezza richiesti, o quando una votazione scolastica non conferma l’abilità in qualche materia, o quando il post su instagram non riscuote più successo!!
Se da sempre si è belli, bravi e buoni, quanto è tremendo quando la vita non ti dà il suo “like”!