Quando il corpo si fa tela

Della nostra persona, la pelle, che ricopre e dà forma al nostro corpo, è ciò che maggiormente lega ciascuno di noi, alla propria madre. Non solo perchè da lei fisicamente deriva, ma perchè per anni è stata accudita, pulita, preservata perchè si sviluppasse in salute e bellezza.
Piercing e tatuaggi (ereditati in questi anni da culture differenti dalle nostre) sono simboli di trasformazione e di presentazione di un differente Sè al mondo esterno. Sono dunque indice di una nuova appropriazione del corpo, che si fa tela per descrivere la propria storia, evidenziando in modo perenne alcuni passaggi.
Tatuare e bucare il corpo, modificandone l’aspetto originale con disegni, scritte, simboli, significa proclamare il confine tra quello che è stato e quello che sarà. Tra come si era e il cosa si è divenuti.
Approntando sul corpo vessilli indelebili, non solo i ragazzi, ma ora sempre più anche i nuovi adulti, affermano e spesso ” gridano”, la propria trasformazione e confermano a se stessi e al mondo esterno di essere entrati in una nuova era, la loro.
Nella loro nuova identità

Ma quale è il vero “bene” da fare ai nostri ragazzi?

“E se dopo mi rimane in disparte?”, “e se non è invitato alla festa?”
A mente sgombra sono frasi che fan sorridere, ma sono quesiti che moltissimi genitori si fanno mentre attendono all’uscita delle scuole primarie.
Sembra surreale, ma è un dato di realtà che i nostri figli crescano con la nostra premura che siano “piacenti”, che “vengano ricercati dai coetanei”, che divengano “delle promesse” in ambito sportivo, ma soprattutto che non abbiano mai, mai, momenti di noia e di solitudine.
Siamo a tutti gli effetti i loro “talent scout” e fin da piccolissimi siamo il loro maggior sponsor.
Quanto tutto questo faccia bene o male non sono in grado di dirlo anche perchè lo facciamo tutti, quel che mi fa riflettere però è che le nostre creature ( ed è proprio il caso di dirlo) divengono la nostra proiezione.
Si, li percepiamo ovviamente come altro da noi, ma in fondo, in nome di un amore gratuito, facciamo vivere e sentire loro quello che vorremmo sentire e provare noi. Così ci informiamo sulle scuole che pensiamo essere più adatte e programmiamo settimane fitte di open-day quasi a frequentare dovessimo andarci noi, creiamo le nostre amicizie sulla base delle amicizie dei figli, diveniamo loro paladini a prescindere, parliamo il loro linguaggio…
Ci sta tutto, perchè si persegue ” il loro bene”, ma fa pensare quanto sia il loro bene, e quanto il nostro?
E soprattutto, quanto questo investimento emotivo pesa sui nostri figli quando si trovano ad affrontare le inevitabili frustrazioni della vita? Quando si trovano in un corpo che non gli piace e non rispetta (a loro sentire) i canoni di bellezza richiesti, o quando una votazione scolastica non conferma l’abilità in qualche materia, o quando il post su instagram non riscuote più successo!!
Se da sempre si è belli, bravi e buoni, quanto è tremendo quando la vita non ti dà il suo “like”!

Oggetto: Bastare a se stessi

L'immagine può contenere: una o più persone, scarpe e spazio all'aperto

Quando la salvezza è vista in ciò che non abbiamo, quando tutto non basta mai e tendiamo a volere un sempre nuovo, in una continua rincorsa a riempire per riempirsi, allora si realizza che questa è l’epoca dell’ impotenza.
Una continua delega all’esterno che confermi e nutra il piccolo noi.
Anche se si ostenta sicurezza (perchè è sempre indispensabile la facciata!), dentro non siamo più abituati al desiderio. C’è il vuoto. E se nel primo caso, il desiderare ci portava all’altro, alla relazione, al confronto, ad un fuori da conquistare con una continua conferma di vivacità e di vita, il vuoto no, è assenza. Solitudine che mai nessuno “oggetto” potrà colmare.
Questo, il culto del nostro tempo: l’oggetto.
L’oggetto-umano… l’oggetto di lusso, l’oggetto a tempo, che illusoriamente risolva il piacere, ma che non crei problemi!
Perchè dico illusoriamente?
Perchè è molto semplice, per noi viventi, l’unica soddisfazione vera, e non c’è verso, è “essere desiderati e voluti dall’altro”.⭐

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”

                                                                                                                   Seneca

Nell’armadio come nella vita, cosa mettere davanti e cosa no.

Tutte le volte che faccio il cambio di stagione dell’armadio, mi ritorna alla mente il piccolo libro bianco e verde di Marie Kondo “ il magico potere del riordino”, e di quante copie mai ne siano state vendute per posizionarsi 3 anni fa in tempi record tra i bestseller internazionali. La Kondo, da buona giapponese, in punta di piedi ma determinatissima, selezionava tra messo e non messo, riempiendo in men che non si dica sacchi della spazzatura di abiti, oggetti, scarpe e qualsivoglia effetto personale di cose ritenute inutili. Ma avevamo veramente bisogno di qualcuno che ci dicesse come ordinare le nostre case? E’ probabile! Ma quella casa era davvero l’abitazione? e se quel cassetto fosse il nostro lavoro,il rapporto con il nostro partner, con i nostri figli, le amicizie? E se quell’armadio, fosse la nostra vita? Intensa di profumi e colori, ma anche che vestiti giacenti da anni che hanno perso il loro “perché”? Pochi punti fermi in una marea di inutilità. Noi siamo quello di cui ci circondiamo, ma solo una minima parte è veramente scelta scientemente e non è soggetta a mode, ad umori e a periodi specifici di vita. Quella parte rappresenta la nostra caratteristica speciale, spendibile in quello specifico modo solo da noi stessi, ma il più delle volte questa unicità non ricordiamo nemmeno di averla. Ma noi cosa scegliamo veramente d’essere? Che cosa è da mettere in primo piano. Quale sono le spinte alle quali dedicare anche le riserve di energie, quando tutto sembra confondersi? Non è facile rispondere. E ‘ possibile non ci sia nemmeno una sola risposta, ma, una cosa è certa: “ quel che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo” soleva dire C. Rogers, e cioè che ciascuno di noi, qualunque sia la difficoltà che deve affrontare, qualunque sia il ruolo di cui vestirsi e la fatica del mantenerlo, ha sicuramente in sé tutte le sue potenzialità per riuscire ad Essere congruente, dapprima con se stesso. A quel punto saremo in grado di abitare il più bel vestito possibile. Un vestito non dettato dalla moda, ma dalla nostra coerenza e limpidezza. ..e il tutto intorno se ne accorgerà. Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!

Nell’armadio della vita, cosa mettere davanti e cosa dietro