Educare ai sentimenti

Me lo ricordo ancora, forse era l’unico lato “piacevole” di quando si aveva la febbre. Papà si sedeva a fianco nel letto e si inventava favole fantastiche. Non stiamo parlando di ore di racconto, forse minuti, nel quale sperò si dedicava a me conducendomi in un mondo di ” buoni” ” cattivi” “traditori” “generosi” “poveri e ricchi”.
Quella era compagnia, quello era affetto, ma soprattutto quella era Educazione.
Si !perchè come i primitivi, ogni essere umano ha bisogno di imparare i sentimenti.
I sentimenti non stanno nel DNA, non sono nè pulsioni nè emozioni, i sentimenti si creano assorbendo i modelli che hai intorno. I sentimenti vanno trasmessi, vanno appresi, sentiti. Hanno termini che li identificano. Ma noi, parliamo di sentimenti ai nostri figli? Ma a scuola si parla di sentimenti? Mica due ambiti a caso questi! Sono i due nuclei fondanti l’educazione!!! La mente apprende solo se la si apre.
E ciò non può avvenire in autonomia ( almeno nei primi anni).

Ora, non educhiamo più nessuno. Ora, valutiamo soltanto!
Cogliere la ” Persona”, chi si sia questa realmente, quali siano le sue attitudini, le sue unicità e il suo valore esclusivo, non importa quasi più a nessuno.
Viviamo con tempi da macchine, esigiamo prestazioni come fossimo macchine, creiamo a nostra volta macchine, che programmiamo come macchine..andiamo in “tilt” come le macchine.
E poi stiamo male, perchè in realtà non siamo macchine, e abbiamo abdicato al nostro principio fondante: l’essere “animali sociali” ed aver cura della nostra specie.

Ad ognuno la sua musica

Quando riesci ad avere il momento per te, quando guidi non proiettato nel lavoro che dovrai svolgere e non invaso dai pensieri e preoccupazioni che stai attraversando. Quando riesci a chiudere con le parole e accendi la tua musica, succede una magia.
La musica, è molto di più che ascoltare note. E’ entrare nella nostra storia, nei nostri ricordi, nei nostri amori, nelle nostre amarezze.
Come tutte le arti, la musica va ben oltre il significato della parola, del virtuosismo, dell’ intensità. E’ per quello che avviene la magia che ci rapisce, così da trovarci a tamburellare dapprima discretamente sul volante, a tenere il tempo sul pomello del cambio, per poi lasciarci prendere da una possibile batteria, inseguendo il motivo, autorizzandoci a fare la prima, ( e perché no, se c’è) la seconda e la terza voce.. e…il coro.., infischiandocene assolutamente di eventuali sguardi altrui. Lì, in quell’istante, non ripetiamo tanto parole di altri, ma riecheggiamo le nostre emozioni. E’ un istante vero.
Un meraviglioso momento liberatorio, dove non c’è timore di giudizio alcuno e dove riusciamo ad essere semplicemente quelli che siamo. E tutto il resto, fuori. Quanto è terapeutica la nostra musica!
“La musica – dice Ezio Bosso- è fatta per essere donata.” .. e “chi scrive musica, la scrive per lasciarla a qualcun altro”, perchè la utilizzi e la viva.

Ad ognuno il proprio scudo

Come diceva Nietzsche: “Gli esseri umani sono capaci di sublimi autoinganni: trasformano le proprie colpe, in colpe altrui…” ( che siano persone.. o circostanze).
Siamo tutti gran bravi a raccontarcela e a procedere con l’auto convincimento di realtà spesso inesistenti, cosi da arroccarci in interpretazioni che riteniamo essere certezze, non riuscendo, spesso, a schiodarci da lì.
Mai detto? “non ce la farò mai”; “è lei che deve fare il primo passo”, “ è lui che deve chiedere scusa”,”so cosa devo fare, ma non so come farlo”… o consimili?
Siamo tutti convinti di agire in modo razionale, logico. Ma, di fatto tutto il nostro vivere è una risposta emotiva. E’ la nostra tendenza umana a raccontarci la cosa che più ci “dà ragione”. In poche parole ognuno di noi, sostiene e accetta solo quello che non ci obbliga a rivedere certezze e sicurezze conquistate nel tempo.
Per far questo abbracciamo il nostro scudo. E ce la raccontiamo delegando all’ esterno responsabilità e colpe, in uno scontro a volte effettivo, ma a volte anche virtuale con chi è fuori da noi. Tutto, perché l’immagine che si ha di noi stessi (frutto di una vita di prove ed errori) non venga intaccata. Perché non si frantumino le fondamenta, non si rivedano i confini, non ci sia da riaffrontare la paura.
Si paura, sempre lì si va a parare: paura di non essere più… paura di non contare più.. paura di perdere significato…

La potenza del “buon umore”

Metti la classica giornata no: fuori grigio, scadenze imminenti, musi lunghi nei corridoi, poche parole e quelle poche pessimistiche. Ad un tratto c’è chi è dotato di “spiazzare” il gruppo con quella battuta giusta, ironica, ma pur sempre rispettosa, scanzonata, leggera, che ha il potere di destabilizzare, di farti ridere di gusto e cambiare totalmente la tua energia.
Perché noi umani si rida, non si sa; sta di fatto che il “ridere” ha un gran potere rinforzante e de-stressogeno. Si pensi all’ enorme aiuto offerto dai “ Dottor Sorriso” nei reparti Pediatrici o al grande beneficio che ognuno di noi può avvertire quando dopo un evento coinvolgente e simpatico ritorniamo alle nostre mansioni con rinnovata concentrazione. E’ quasi si fosse modificata la nostra energia! In effetti qualche implicazione sul sistema endocrino o metabolico “ il ridere di gusto” deve pur averla, perché chi di noi dopo una fragorosa risata, non si è sentito bene, quasi avesse fatto attività fisica?🤔
Lo humour se proposto bene ed elegante fa la differenza nei luoghi di lavoro. Non a caso chi la “ricerca del personale” la fa “ad hoc”, contempla anche questo elemento come ulteriore skill. E’ così, chi è simpatico di suo è carismatico e coinvolgente, e la serenità, o meglio la capacità di vedere la vita e le proprie fatiche anche con un minimo di ironia, aiuta non poco nella gestione delle difficoltà

Quando il corpo si fa tela

Della nostra persona, la pelle, che ricopre e dà forma al nostro corpo, è ciò che maggiormente lega ciascuno di noi, alla propria madre. Non solo perchè da lei fisicamente deriva, ma perchè per anni è stata accudita, pulita, preservata perchè si sviluppasse in salute e bellezza.
Piercing e tatuaggi (ereditati in questi anni da culture differenti dalle nostre) sono simboli di trasformazione e di presentazione di un differente Sè al mondo esterno. Sono dunque indice di una nuova appropriazione del corpo, che si fa tela per descrivere la propria storia, evidenziando in modo perenne alcuni passaggi.
Tatuare e bucare il corpo, modificandone l’aspetto originale con disegni, scritte, simboli, significa proclamare il confine tra quello che è stato e quello che sarà. Tra come si era e il cosa si è divenuti.
Approntando sul corpo vessilli indelebili, non solo i ragazzi, ma ora sempre più anche i nuovi adulti, affermano e spesso ” gridano”, la propria trasformazione e confermano a se stessi e al mondo esterno di essere entrati in una nuova era, la loro.
Nella loro nuova identità

Ma quale è il vero “bene” da fare ai nostri ragazzi?

“E se dopo mi rimane in disparte?”, “e se non è invitato alla festa?”
A mente sgombra sono frasi che fan sorridere, ma sono quesiti che moltissimi genitori si fanno mentre attendono all’uscita delle scuole primarie.
Sembra surreale, ma è un dato di realtà che i nostri figli crescano con la nostra premura che siano “piacenti”, che “vengano ricercati dai coetanei”, che divengano “delle promesse” in ambito sportivo, ma soprattutto che non abbiano mai, mai, momenti di noia e di solitudine.
Siamo a tutti gli effetti i loro “talent scout” e fin da piccolissimi siamo il loro maggior sponsor.
Quanto tutto questo faccia bene o male non sono in grado di dirlo anche perchè lo facciamo tutti, quel che mi fa riflettere però è che le nostre creature ( ed è proprio il caso di dirlo) divengono la nostra proiezione.
Si, li percepiamo ovviamente come altro da noi, ma in fondo, in nome di un amore gratuito, facciamo vivere e sentire loro quello che vorremmo sentire e provare noi. Così ci informiamo sulle scuole che pensiamo essere più adatte e programmiamo settimane fitte di open-day quasi a frequentare dovessimo andarci noi, creiamo le nostre amicizie sulla base delle amicizie dei figli, diveniamo loro paladini a prescindere, parliamo il loro linguaggio…
Ci sta tutto, perchè si persegue ” il loro bene”, ma fa pensare quanto sia il loro bene, e quanto il nostro?
E soprattutto, quanto questo investimento emotivo pesa sui nostri figli quando si trovano ad affrontare le inevitabili frustrazioni della vita? Quando si trovano in un corpo che non gli piace e non rispetta (a loro sentire) i canoni di bellezza richiesti, o quando una votazione scolastica non conferma l’abilità in qualche materia, o quando il post su instagram non riscuote più successo!!
Se da sempre si è belli, bravi e buoni, quanto è tremendo quando la vita non ti dà il suo “like”!

Oggetto: Bastare a se stessi

L'immagine può contenere: una o più persone, scarpe e spazio all'aperto

Quando la salvezza è vista in ciò che non abbiamo, quando tutto non basta mai e tendiamo a volere un sempre nuovo, in una continua rincorsa a riempire per riempirsi, allora si realizza che questa è l’epoca dell’ impotenza.
Una continua delega all’esterno che confermi e nutra il piccolo noi.
Anche se si ostenta sicurezza (perchè è sempre indispensabile la facciata!), dentro non siamo più abituati al desiderio. C’è il vuoto. E se nel primo caso, il desiderare ci portava all’altro, alla relazione, al confronto, ad un fuori da conquistare con una continua conferma di vivacità e di vita, il vuoto no, è assenza. Solitudine che mai nessuno “oggetto” potrà colmare.
Questo, il culto del nostro tempo: l’oggetto.
L’oggetto-umano… l’oggetto di lusso, l’oggetto a tempo, che illusoriamente risolva il piacere, ma che non crei problemi!
Perchè dico illusoriamente?
Perchè è molto semplice, per noi viventi, l’unica soddisfazione vera, e non c’è verso, è “essere desiderati e voluti dall’altro”.⭐

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”

                                                                                                                   Seneca

Nell’armadio come nella vita, cosa mettere davanti e cosa no.

Tutte le volte che faccio il cambio di stagione dell’armadio, mi ritorna alla mente il piccolo libro bianco e verde di Marie Kondo “ il magico potere del riordino”, e di quante copie mai ne siano state vendute per posizionarsi 3 anni fa in tempi record tra i bestseller internazionali. La Kondo, da buona giapponese, in punta di piedi ma determinatissima, selezionava tra messo e non messo, riempiendo in men che non si dica sacchi della spazzatura di abiti, oggetti, scarpe e qualsivoglia effetto personale di cose ritenute inutili. Ma avevamo veramente bisogno di qualcuno che ci dicesse come ordinare le nostre case? E’ probabile! Ma quella casa era davvero l’abitazione? e se quel cassetto fosse il nostro lavoro,il rapporto con il nostro partner, con i nostri figli, le amicizie? E se quell’armadio, fosse la nostra vita? Intensa di profumi e colori, ma anche che vestiti giacenti da anni che hanno perso il loro “perché”? Pochi punti fermi in una marea di inutilità. Noi siamo quello di cui ci circondiamo, ma solo una minima parte è veramente scelta scientemente e non è soggetta a mode, ad umori e a periodi specifici di vita. Quella parte rappresenta la nostra caratteristica speciale, spendibile in quello specifico modo solo da noi stessi, ma il più delle volte questa unicità non ricordiamo nemmeno di averla. Ma noi cosa scegliamo veramente d’essere? Che cosa è da mettere in primo piano. Quale sono le spinte alle quali dedicare anche le riserve di energie, quando tutto sembra confondersi? Non è facile rispondere. E ‘ possibile non ci sia nemmeno una sola risposta, ma, una cosa è certa: “ quel che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo” soleva dire C. Rogers, e cioè che ciascuno di noi, qualunque sia la difficoltà che deve affrontare, qualunque sia il ruolo di cui vestirsi e la fatica del mantenerlo, ha sicuramente in sé tutte le sue potenzialità per riuscire ad Essere congruente, dapprima con se stesso. A quel punto saremo in grado di abitare il più bel vestito possibile. Un vestito non dettato dalla moda, ma dalla nostra coerenza e limpidezza. ..e il tutto intorno se ne accorgerà. Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!

Nell’armadio della vita, cosa mettere davanti e cosa dietro