C’est Magnifique

Quando la Bellezza è togliersi Quello che non serve e sentire Quello che si è.

Percorso in 5 tappe verso la riscoperta del sè per liberare la mente e dar spazio a chi si è veramente. Senza pregiudizio. Senza etichetta.

Una sola regola, lasciar fuori tutto: rabbia, fatica, pensieri.

Nulla di teorico, questa volta. Tutto di spontaneo e divertente.

Partiremo dal Corpo, perchè è attraverso il corpo, il tatto, la voce e il respiro, che -un tempo-tutti noi abbiamo misurato il mondo e sarà con questa stessa fisicità che ora imparerai a ri-conoscerti, ri-piacerti, ri-darti valore.

Impareremo a ricordarci che tutta la nostra esistenza è un inanellarsi di un “saper accogliere” e di un “saper lasciar andare” il che, non a caso, sono i due movimenti che ci permettono di respirare… di vivere.

Inoltre, saremo accompagnati in questa esperienza da amici esperti di tango, scelto tra tutti i balli, proprio per l’empaticità e spontanietà del suo dialogo silenzioso.

Nessuno di noi si autocrea.

Su tante cose si può cambiare idea nel corso della vita.
Puoi non credere più in quello che pensavi fosse amore, puoi non credere più nel tuo lavoro, puoi trovarti disgustato da come viene stravolto il tuo pensiero politico, puoi non trovarti nei tempi e nei ritmi del tempo che attraversi, puoi perdere amicizie fraterne.
Si può dunque vivere, esistere, senza trovare un vero amore, senza il lavoro dei propri sogni, senza divenire genitori, senza vivere nel luogo dove vorresti,
ma non si può vivere senza essere figli.
Nessuno di noi si autocrea.
Ognuno di noi ha occhiate, sorrisi, silenzi o di baci della buona notte che scorrono nelle proprie vene. Ognuno di noi è plasmato dalle “attenzioni” e dalle parole di chi ci ha cresciuto, e di queste, VIVE.

Adolescenti: che fatica!

(..) Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi e gli ingombri dei corpi sono gli stessi.
L’ amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non chiede capacità che non siano istintive.(..)È anni dopo, è quando tuo figlio ( l’ angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano.

Da: Gli sdraiati – Michele Serra

Libertà è sentire ciò che si è.

Si può aver appreso come fare, come essere, cosa sentire…ma sapere della propria libertà è ben altra cosa.
La libertà, sappiamo bene, non è far ciò che si vuole, bensì saper sentire quel che si è. E’ autenticità. È la capacità di entusiasmarsi e stupirsi cogliendo la differenza tra “essere” e “voler essere”.
Il saper “cogliere meravigliandosene” è una capacità infantile che noi grandi consentiamo venga meno con l’ avanzare dell’ eta’ e con l’ illusione che l’ essere adulti non necessiti, ne’ preveda di sentirsi a tratti infinitamente piccoli…inadeguati…senza risposte. Infatti i piccoli sono realmente anime libere, perché in grado di sentire “a pelle” senza sovrastrutture. Crescere, comporta anche
mettere in atto un addestramento inconsapevole che controlli, che giudichi, che preveda tutto e tutti, e questo mina inevitabilmente, autenticità e spontaneità. Attiviamo cosi l’agire prima del “sentire”; formuliamo risposte prima ancora di aver ascoltato le domande…e nel nostro continuo controllo, perdiamo colore noi…e perde luminosità chi e ciò che ci circonda. La nostra vera libertà sta nel cogliere Essenza…e nel non divenirne mai sazi.

Che rabbia!!

Che rabbia!
C’è chi non si arrabbia mai, c’è a chi capita di rado (ma di quel momento si ricordano tutti) e poi ci sono quelli per i quali rabbia e nervosismo sono le prime risposte a ciò che sfugge alla programmazione e al controllo. Per quanto si riversi sul piano relazionale, desertificandolo, la rabbia è il tono più alto della delusione e la nota più bassa della tristezza. Racchiude nella sua energia l’ impotenza, la paura e la recondita speranza di potersi vendicare di un torto. Ma la spesa emozionale implicata non ha quasi mai i risultati attesi. Proprio perché nell’ atto di dominare l’ altro si esplicita soltanto la propria fragilità e la terribile paura di non contare più nulla.

Educare ai sentimenti

Me lo ricordo ancora, forse era l’unico lato “piacevole” di quando si aveva la febbre. Papà si sedeva a fianco nel letto e si inventava favole fantastiche. Non stiamo parlando di ore di racconto, forse minuti, nel quale sperò si dedicava a me conducendomi in un mondo di ” buoni” ” cattivi” “traditori” “generosi” “poveri e ricchi”.
Quella era compagnia, quello era affetto, ma soprattutto quella era Educazione.
Si !perchè come i primitivi, ogni essere umano ha bisogno di imparare i sentimenti.
I sentimenti non stanno nel DNA, non sono nè pulsioni nè emozioni, i sentimenti si creano assorbendo i modelli che hai intorno. I sentimenti vanno trasmessi, vanno appresi, sentiti. Hanno termini che li identificano. Ma noi, parliamo di sentimenti ai nostri figli? Ma a scuola si parla di sentimenti? Mica due ambiti a caso questi! Sono i due nuclei fondanti l’educazione!!! La mente apprende solo se la si apre.
E ciò non può avvenire in autonomia ( almeno nei primi anni).

Ora, non educhiamo più nessuno. Ora, valutiamo soltanto!
Cogliere la ” Persona”, chi si sia questa realmente, quali siano le sue attitudini, le sue unicità e il suo valore esclusivo, non importa quasi più a nessuno.
Viviamo con tempi da macchine, esigiamo prestazioni come fossimo macchine, creiamo a nostra volta macchine, che programmiamo come macchine..andiamo in “tilt” come le macchine.
E poi stiamo male, perchè in realtà non siamo macchine, e abbiamo abdicato al nostro principio fondante: l’essere “animali sociali” ed aver cura della nostra specie.

Oggetto: Bastare a se stessi

L'immagine può contenere: una o più persone, scarpe e spazio all'aperto

Quando la salvezza è vista in ciò che non abbiamo, quando tutto non basta mai e tendiamo a volere un sempre nuovo, in una continua rincorsa a riempire per riempirsi, allora si realizza che questa è l’epoca dell’ impotenza.
Una continua delega all’esterno che confermi e nutra il piccolo noi.
Anche se si ostenta sicurezza (perchè è sempre indispensabile la facciata!), dentro non siamo più abituati al desiderio. C’è il vuoto. E se nel primo caso, il desiderare ci portava all’altro, alla relazione, al confronto, ad un fuori da conquistare con una continua conferma di vivacità e di vita, il vuoto no, è assenza. Solitudine che mai nessuno “oggetto” potrà colmare.
Questo, il culto del nostro tempo: l’oggetto.
L’oggetto-umano… l’oggetto di lusso, l’oggetto a tempo, che illusoriamente risolva il piacere, ma che non crei problemi!
Perchè dico illusoriamente?
Perchè è molto semplice, per noi viventi, l’unica soddisfazione vera, e non c’è verso, è “essere desiderati e voluti dall’altro”.⭐